giovedì 22 luglio 2010

Silvio Berlusconi, biografia non autorizzata

IL CAVALIERE AZZURRO
scritto da due tradatesi, in libreria

IL CAVALIERE AZZURRO
SILVIO BERLUSCONI,
UNA BIOGRAFIA NON AUTORIZZATA
DI GIANLUIGI MARGUTTI E EMANUELE PIGNI

Scopo del lavoro dei due autori, è fornire riferimenti sull’uomo di Arcore e sui percorsi da lui intrapresi, ponendo fatti e azioni in connessione fra loro, senza pregiudizi. Non c’è odio nelle pagine, non c’è neppure amore; casomai, e questo potrebbe apparire un limite, c’è stato un feeling deluso, ma per motivi ideali e non per posti non occupati o ruoli non ricoperti.
«Lui il diavolo, lui il ricco. Troppo ricco da creare invidie e gelosie. Lui, il Paperon de’ Paperoni. Lui, l’amico di Bettino Craxi. Lui, colluso con la mafia. Lui, padre padrone di tutti e di tutto. Lui, che non è amato dalla Magistratura. Lui, cui hanno effettuato circa 500 perquisizioni per i più svariati motivi o sempre per gli stessi motivi...».

Tuttavia è l’ora della cultura della ragione, non dei romanzi politici e della storia romanzata. Dove Berlusconi non è riuscito? Quando si è fatto (e si fa) intrappolare nelle proprie vicende personali (in primis la questione dei processi, dei rapporti con la Magistratura e con alcuni organi dello Stato: se non gli sono consenzienti, li ritiene a lui contrari). Differente la situazione di Craxi che alcuni ritengono precursore e ispiratore del Cavaliere. La percezione su Berlusconi è chiara: deludente, nonostante tanto clamore: «Odo solamente il ruotare del mulino, ma non vedo la farina». Può cambiare ancora, ma dovrà cacciare la corte dei miracoli.
L’analisi delle fortune di Berlusconi in contrapposizione ad altre narrazioni e interpretazioni

Il primo Silvio Berlusconi visto nelle vicinanze, ma pur sempre un Berlusconi non autorizzato.

giovedì 8 luglio 2010

Fini vs Berlusconi

Berlusconi-Fini, lo scontro.
PdL, «cavallo scosso»?

Così ho titolato titolo uno dei capitoli del mio ultimo libro sul «Cavaliere Azzurro» (in uscita in questi giorni).

Ho letto con molto interesse (come sempre del resto) la opinione di Benedetto Ippolito «Fini, Berlusconi e la crisi oramai imminente». Questa volta, però, non la condivido in toto, come più e più volte mi è capitato. E appunto per questo intendo qui aggiungere (non «controbattere») altre riflessioni personali.
Spesso si è parlato della contrapposizione tra un «partito del Parlamento» rappresentato dal presidente della Camera dei deputati e un partito del governo, guidato dal presidente Berlusconi. A Gianfranco Fini meglio riesce il ruolo di capo del partito e al Cav. quello di capo del Governo. Secondo Giancarlo Loquenzi «Fini ha riempito il campo della politica che si è aperto con la nascita del nuovo partito. Berlusconi ha lasciato quel campo libero, preferendo da un lato fissare il suo lascito nella storia italiana degli ultimi 15 anni, la sua legacy, dall’altro dare voce ai fatti, ai numeri, alle evidenze e agli impegni del governare. Si tratta di una contrapposizione diversa da quella prevista, se volete più profonda e più vera, ma interna alla stessa dinamica e perciò meno lacerante».
O almeno, appariva meno lacerante, allora, durante il primo (e finora unico) congresso del PdL.

Da allora, però, gli eventi si sono complicati e alcune situazioni sono precipitate. Quando un filo rimane per troppo tempo teso e i rappporti sono pieni di reciproche diffidenze, allora non c’è più scampo. Si può tifare per Fini o per Berlusconi. Liberamente. La situazione però si è messa male per il presidente della Camera: i suoi uomini gli sono stati quasi totalmente «sfilati» uno ad uno. Questa è un’arte in cui il Cav. è veramente maestro: sa «blandire» in «ogni» modo (con «ogni» mezzo) le persone che gli servono.
In politica, poi, e con la attuale legge elettorale (quel famoso porcellum, che soprattutto ora Umberto Bossi ribadisce come intoccabile e non riformabile), chi si allontana dal capo, non ha prospettive per la riconferma negli organi elettivi della Repubblica.
Pertanto Fini – che questi poteri di cooptazione ha sì, ma ridotti al lumicino – deve di nuovo cercare il consenso tra gli elettori, deve ottenerne i voti, e deve ricominciare a tessere la tela perché il suo precedente soggetto politico, Alleanza Nazionale, non esiste più. Fini dovrà creare un nuovo partito? Chi starà con lui? E poi e soprattutto: chi si schiererà con lui? Vedremo.

«In realtà Fini è sempre stato solo, anche quando An era solo An, perché ha sempre mantenuto una posizione più moderna rispetto allo zoccolo duro del suo partito», è la visione di Fabio Torriero direttore del mensile La Destra! «In questo momento l’interesse di Fini è portare la destra all’interno delle istituzioni, e si spiega in questa direzione l’asse con Napolitano. Diversa la strategia dei suoi colonnelli il cui compito è di portare An dentro il PdL».

Tot capita, tot sententiae. Infatti.

Un conto però sono le dichiarazioni e i «distinguo»; altra cosa è la lite, il duello. Chi avrebbe mai pensato allo showdown dello scorso 22 aprile?
Non è che il nostro «Cavaliere azzurro» sia stato definitivamente disarcionato? O almeno il suo cavallo «scosso» (il PdL) continuerà la corsa per lui?
In rapidissima successione si è giunti alla conta finale, allo scontro per il chiarimento. Animalescamente la politica ha tirato fuori le proprie caratteristiche: vince chi «marca meglio» il proprio territorio e chi «lo sa difendere».
È stato un duello all’arma bianca, con una platea quasi unanime dalla parte di Berlusconi e una parte minoritaria, invece, dalla parte di Fini.
Gli applausi erano solo partigiani e da tifoseria. Chi era con il Cav. applaudiva lui e solo lui, qualunque cosa argomentasse. Chi era con Fini, applaudiva solo Fini, qualunque cosa argomentasse. Al di là dei contenuti.

Un vero «derby». Si è assistito a un dibattito con esito scontato, senza il confronto aperto ad altri contributi o ad altre idee. O sei di qua, o sei di là.

Si doveva arrivare allo scontro tra due modi di intendere e di vivere la vita politica in un partito: tra chi ritiene di esserne il dominus, il «padre padrone», e chi ci è stato «tirato dentro per i capelli» (mal consigliato dalla propria corte dei miracoli) e che ora vuole (tardivamente?) reagire a una situazione insostenibile e imbarazzante. Oramai gli attacchi concentrici su Fini da parte delle corazzate mediatiche in qualche modo collegate al premier, non erano più tollerabili. E Fini è andato diretto allo scontro. Lo hanno cercato tutte e due i contendenti. Chi ha vinto?
Anche qui dipende da che parte ti poni: i «berluscones» sono convinti che l’enfant prodige del Movimento Sociale Italiano, poi AN, sia arrivato al capolinea. Ma la politica è ben più sottile e difficile: la crepa all’interno del PdL c’è, si è aperta. Non potrà assolutamente richiudersi; caso mai potrà solo ampliarsi.
«Il dado è tratto». Fini deve convincersi i suoi comportamenti sono pericolosissimi, quasi temerari per chi li attiva e pertanto deve essere pronto a pagarne il conto. Qualunque esso sia! Neppure il prestigio della sua carica istituzionale può assicurargli un trattamento politico «blindato» o di «riguardo». Non può – sotto il profilo politico – ottenere un salvacondotto in quanto presidente della Camera.

«Chi rompe paga e i cocci sono suoi». È fondamentale questo concetto, sempre e ovunque. Non è un proverbio, ma una legge dei rapporti tra le persone e i gruppi.
Fini può dissentire. Anzi, fa bene a dissentire. Fa bene a porre la questione della democrazia reale nel partito di cui è co-fondatore (un errore esserlo stato in quel modo «predellinesco»); fa bene ad evidenziare che lui non tollera la subalternità del PdL alla Lega di Bossi; fa bene a rinfacciare a Berlusconi che la Lega – partito alleato – ti scava la fossa per prenderti il consenso e i voti; fa bene a ricordare le questioni della cittadinanza, le questioni razziali, le questioni morali, le questioni sulla giustizia, le questioni di un governo che governi e sappia chiedere il consenso anche ai parlamentari e ai partiti che lo sostengono. Che è ora di iniziare la strada delle riforme «con larga partecipazione, larghe intese».
Fini fa bene. Ma non potrà chiedere per se stesso un trattamento speciale: esiste la «legge del branco» che ora non ti accetta più, che ora ti mette fuori. Se vorrai mantenere la carica che ricopri, dovrai «ri-contrattarla» di nuovo in condizioni totalmente diverse.
Insomma Fini ha sdoganato se stesso, questa volta da solo, e nessuno potrà in futuro gridargli ancora «fascista».
Difficile concludere la querelle.

Appare sempre più probabile che la Lega potrebbe anche sopravvivere a Bossi per il suo radicamento e il suo controllo del territorio «manu militari», mentre il PdL senza Berlusconi si rimescolerà, si rigirerà, si scompatterà, imploderà. Chiuderà i battenti. Troppe le persone cooptate, nominate; pochi invece gli eletti per meriti precedentemente acquisiti sul campo. Ha ragione Berlusconi quando ha invitato i propri parlamentari a lavorare di più e a «girare di più tra la gente, anche durante il weekend, come egregiamente fanno i deputati della Lega».
Il fatto che nel centrodestra abbia vinto la Lega è stata la scintilla che ha acceso la benzina nel PdL.
Il nostro Paese ha sofferto nella Prima Repubblica perché c’era troppa «politica politicante»; ora si è trovato a non averne più.
Mentre ce n’è bisogno ancora, per uscire dal qualunquismo che genera il gossip, la disinformazione e l’ignavia. Il Paese deve crescere «ragionando» perché sa guardare in faccia alle sfide del futuro. Il Paese ha bisogno di aiuti strutturali, non di proclami per ottenere consenso.

E Berlusconi se vuole, lo sa fare. Esca dalla prospettiva per cui lui deve pensare a tutto. Può anche farsi da parte, per un disegno superiore. No?

Gianluigi Margutti

martedì 6 luglio 2010

Le truppe del Papa

IL VECCHIO SILVIO

Perché nel Partito delle libertà si contestano sempre di più le correnti, che tali non sono, e continuano a nascere fondazioni?
Perché sembra venire meno una strategia unitaria e quasi tutti i dirigenti e i parlamentari, per ora ancora riservatamente, affermano una sorta di ingovernabilità del Pdl, sempre più in balia di colonnelli senza truppe e senza carisma?
Perché tanta lotta e tanta attenzione solo per Fini ed i suoi interventi, anche i più normali e ragionevoli? E perché Berlusconi condanna le correnti e le aggregazioni e poi le benedice con discorsi ed interventi loro diretti direttamente o per telefono?

Il Capo sa bene che l'unica realtà effettivamente solida e dissenziente è quella di Fini: le altre sono tutte più addomesticate e addomesticabili, emanazione della sua volontà variamente interpretata dai suoi capitani e colonnelli. Naturalmente non gli fanno paura anche per un'altra ragione: non contano nulla, non hanno un peso effettivo, non esprimono un discorso e una leadership e nemmeno proposte organiche.

Berlusconi sa bene che via lui, i suoi numerosi e potenziali eredi spariscono in un colpo, dentro e fuori da disegni diversi e forse ora non prevedibili. Immaginiamo per un attimo un Berlusconi sparito alle Bahamas ed un congresso del Pdl, dove si scontrano gli epigoni, in una lotta tra Bondi e La Russa, Quagliarello e Cicchitto, Verdini e Gelmini, Brambilla e Rotondi.

In quell'immaginario scontro tra titani, alla ricerca del successore di Cesare, non ci sarà bisogno dello shakespeariano discorso di Antonio al popolo romano, perché il tragico della grande assenza sarebbe subito trasformato nel ridicolo delle presenze.
In un partito democraticamente inesistente ed in un popolo deluso e bisognoso di politici veri, di quale seguito sarebbero dotati questi gerarchi di un esercito bisognoso di un generale a cinque stelle?

Berlusconi, pur nello stato di confusione che sta vivendo, è consapevole di tutto ciò, si aggrappa ai suoi ufficiali-attendenti ben sapendo di essere solo e di dover sopravvivere a se stesso.

Nel fuggifuggi di una nave in tempestosa difficoltà potrà tendere al comando solo chi avrà denunciato errori di rotta e di comando, chi avrà capacità di leadership alternativa e lo avrà già, almeno in parte, dimostrato.

Fini, checché ne dicano i direttori di Libero e del Giornale, ha più truppe potenziali di quante non gliene si attribuiscano.
Molti rischiano di fare l'errore di Stalin che chiedeva ai suoi generali quante divisioni avesse l’esercito del Papa. La risposta la diede la Polonia di Wojtyla che si trascinò dietro l'impero sovietico.
Aventino Frau

venerdì 25 giugno 2010

Fratelli d'Italia...

L'ITALIA S'E' DESTA

La lettura dei giornali, per chi ancora ha il coraggio di farla, è veramente caratterizzata da uno scandalo continuo. Nella mia curiosità di storico, sono andato a consultare le rassegne stampa di vent’anni fa e mi sono accorto, senza rammarico, che in parte è sempre stato così. Vale a dire, che il puntare sul marcio è un obiettivo consueto dei media. Il male, infatti, fa parlare e vendere, mentre il bene annoia perché è normaleSe, però, si oltrepassa l’apparenza, si può notare la vera grande differenza tra ieri e oggi, una distanza molto preoccupante. Nel nostro tempo non è certo la cronaca nera ad occupare le prime pagine dei giornali e neanche il gossip scandalistico. E’ il vertice della società, è il cuore delle diverse istituzioni, civili e religiose, che viene continuamente travolto dall’onda di piena della melma corruttrice.
Per capire questa neanche tanto sottile diversità, è sufficiente fare una considerazione elementare. Se nel gioco dei poteri economici, politici ed editoriali, la parte meno forte della società diviene preda di campagne giornalistiche feroci, allora evidentemente ci muoviamo nella normalità. Se un singolo politico o un singolo imprenditore è macchiato di infamia, allora siamo nella normalità.

Ma da noi ultimamente non sta avvenendo questo. Veramente, non stiamo vivendo neanche un’ondata moralizzatrice della magistratura, come fu, perlomeno all’inizio, Mani pulite. No.
Il nostro Paese sta attraversando una fase di decadenza e di crisi indifferenziata senza precedenti, perché sia le istituzioni politiche, sia i poteri economici e sia le lobbie editoriali e religiose sono complessivamente e sistematicamente oggetto di una continua delegittimazione.
Il problema, in altri termini, non sono i media, con la loro frenetica bramosia di scoop, ma è la società nel suo insieme, specialmente nei suoi vertici, che vive un processo di deterioramento morale e civile tale da rendere ogni persona, ad ogni livello, ricattabile e iscrivibile al casellario giudiziario.
Certo, in una generale decadenza del sistema, anche i media non sono da meno. Ma lo scontro non è più tra il bene e il male, ma solo tra diverse forme di male in conflitto tra di loro. Non abbiamo una società sana che morbosamente s’interessa di qualche fattaccio. Ma una società malata che si accusa reciprocamente, essendo complessivamente ricattabile. Di qui lo strapotere della Magistratura, la quale, pur non essendo molto diversa dal resto, detiene il potere d’incriminare e di dare immunità. E quando avviene questo, senza rassegnarsi al pessimismo e neanche abbandonarsi allo sconforto, bisogna prenderne atto e lavorare per curare l’organismo fortemente debilitato e demoralizzato.

Anche perché, a ben vedere, quale che sia il settore o l’ambito professionale che si prenda in considerazione, si constata la medesima anomalia e la stessa patologia. Si tratta di un problema culturale a senso unico, legato cioè al modo in cui nel costume di tutti si esprimono le diverse priorità individuali dei valori.

Il vero problema culturale della società odierna è, insomma, l’etica professionale. Con tale espressione io non intendo la massimalista applicazione teorica di un codice formale eguale per tutti e uniforme ovunque, ma esattamente il contrario. E’ quanto mai essenziale cioè che la vera e propria riforma culturale riparta dalla riscoperta del senso e del valore concreto del proprio lavoro individuale per renderci autenticamente persone valide e responsabili.

Nessuno può realisticamente pensare che sia possibile fare il magistrato, fare il giornalista o fare il politico senza ambizioni, senza voglia di affermarsi e senza congrui guadagni. La vera posta in gioco è un’altra. Riguarda le motivazioni ultime per cui si svolge una certa attività professionale, ossia i motivi autentici per cui si decide di occupare buona parte delle proprie risorse umane, delle proprie giornate e in definitiva della propria vita a quella specifica attività.

Il vero nodo culturale non è costituito, infatti, dalla corruzione o dall’illegalità, ma dal tipo di atteggiamento che ogni operatore mette nei rispetti della propria professione, elevata o modesta che sia. Perciò si è autorizzati a sperare in una vera rinascita nazionale, partendo unicamente da questa ripresa profonda del senso che definisce il rapporto tra la persona e il suo lavoro, un legame costituito dalla missione che orienta indistruttibilmente la nostra vita e la nostra libertà.
L’Italia, insomma, ha bisogno di una grande risurrezione culturale, di un vero e proprio risvegliarsi di quelle energie spirituali che non possono fare a meno del lavoro, ma che non sono prodotte soltanto dal lavoro che si fa, benché si esprimano attraverso il proprio impegno professionale.
Nell’agire il fine, infatti, è sempre qualcosa di superiore ai principi. E’ un valore aggiunto che è immesso nel lavoro dalla persona. E in questo caso dovrebbe essere proprio il riqualificarsi delle istituzioni attraverso l’operato virtuoso dei singoli professionisti a dare forza etica alla nostra cultura. Il cammino non è impossibile, ma è ancora lungo, dato che non siamo neanche all’inizio della marcia.

Da questo punto di vista, benché l’Inno nazionale contenga l’esortazione chiara addirittura con un’eccessiva enfasi retorica, bisogna riconoscere che l’Italia non s’è ancora desta per niente.

Benedetto Ippolito

martedì 22 giugno 2010

Pontida 2010: «Noi non siamo napoletani»

E QUESTI SONO I MINISTRI
Che poi uno si chiede com'è che nessuno dica nulla, che non una voce dall'opposizione si levi per accusare di spergiuro sulla Costituzione i tre ministri della Repubblica, i due presidenti di Regione e i 370 sindaci che oggi, sul palco di Pontida, invocando una secessione da quella Carta bandita, con la mano sul cuore hanno rinnovato il loro giuramento di eterna fedeltà ad una nazione che, per quanto non esista, non porta gli stessi colori delle istituzioni da essi rappresentate.

mercoledì 16 giugno 2010

Italiano, brava gente... Padano, ma chi sei?

SIAMO VERAMENTE
MOLTO INDIGNATI

Leggiamo e pubblichiamo

«La Lega è un partito eversivo, illegale e incostituzionale. Terribilmente pericoloso». Condividiamo totalmente chi ha dichiarato così. Noi non ci rivolgiamo contro al popolo leghista (che è un popolo generalmente per bene, come il popolo di altri partiti italiani) ma contro la classe dirigente della Lega che è contraria a quello che giornalmente «arraffa».

Spieghiamoci: sputa sul piatto in cui mangia, da quasi dieci anni!
La Lega è contro Roma Ladrona. La Lega è contro l’Italia. La Lega è contro l’inno di Mameli. La Lega è contro l’eroe Garibaldi. La Lega è contro le Province.
Peccato però, che nel nostro Paese, ci si indigni solo ora, perchè un raro «buzzurro» padano (europarlamentare della Lega, uno di quelli che incassano migliaia e migliaia di euro) ha «tifato contro» la nostra nazionale di calcio. Male.

Ma era male, anche quando costui e i suoi sparavano sciocchezze a raffica sul debito pubblico, sulla sicurezza, sulla immigrazione. L’ignoranza è il peggior nemico della umanità. Alcuni di loro pare ce l’abbiano inculcata, quindi sono pericolosissimi!

Inoltre ricoprono spudoratamente ogni incarico retribuito a tutti i livelli di governo e di sottogoverno. La Lega, come metodo di potere, prospera nei comuni e distribuisce incarichi e consulenze a piene mani, anche a persosaggi non titolati. Non fateci parlare oltre: basterebbe valutare quanto è capitato – con la connivenza e il silenzio dei propri alleati di Giunta – in Provincia di Varese (la patria dei leghisti) e in molti altri comuni del varesotto.

Che dire poi del presidente del Veneto (quello che impone all’inno nazionale di Mameli, il «Va pensiero») che ha disastrato - quando era ministro per le politiche agricole - gli agricoltori italiani, trattando le «quote latte» in una maniera assurda? Ora per merito della Lega arriva in Italia il latte in polvere che proviene da altri paesi UE e i nostri allevatori, che lavorano come pazzi, sono strozzati dalle multinazionali che li strangolano sui prezzi del latte e pertanto dovranno chiudere.
E che cosa si produce con quel latte importato? Il formaggio! «Ma va là», ex Ministro Zaia. Ma per chi stai giocando?
«L'Italia è il paese in cui Radio Padania che tifa contro gli azzurri fa più notizia di Radio Padania che inveisce contro i meridionali, i trans, i rom, i marocchini, gli immigrati».
Ve ne raccontiamo un’altra, letta su un blog, uno dei tanti, uniche voci che nel nostro paese riescono ancora ad esprimersi senza condizionamenti. «Nel regolamento di Miss Padania c'è lo spassoso articolo 5 che impone alle partecipanti i seguenti requisiti:
 avere la cittadinanza italiana ed essere residenti da almeno dieci anni consecutivi in Padania (Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Veneto, Trentino A.A, Friuli V.G., Emilia-Romagna, Marche, Umbria, Toscana)». 

Ma quanto è vasta questa «Padania»? Allarga, allarga finirà per estendersi dalle Alpi alla Sicilia. E' evidente anche in queste «piccole cose» che nemmeno i padani sanno cosa sia la Padania. Un giorno scopriremo che è una «balla» per prendere voti! Come una balla è il federalismo «alla leghista» e la semplificazione e la sicurezza.
Tutti argomenti cavalcati e mai affrontati in modo efficace ed efficiente, furbizie che è giunto il tempo di smascherare.
E ancora (un'altra voce libera della rete): «Dobbiamo smetterla di sopportare in pubblico manifestazioni di disprezzo dell'idea di Italia. 
Non sono un nazionalista, ma meno ancora un leghista! Mi rode il fegato vedere beffeggiato il tricolore per il quale hanno sofferto pene atroci fino alla morte milioni di italiani. 
E' ora di sbugiardare con fermezza affermazioni razziali che oramai non attizzano l'attenzione neppure dal barbiere».
Allora non siamo soli: occorre aiutare a togliere la cappa del perbenismo e del celodurismo intellettuale, per far emergere queste gravissime contraddizioni.
La Lega divide. Vuole dividere. E continua a farlo e a proclamarlo. 

Noi siamo per unire il Paese, il Nord, il Centro e il Sud. L’unione fa la forza.

La Lega disgrega. «Nel governo ci sono i ministri leghisti che hanno giurato su una carta che non condividono e che anzi, combattono». Ipocrisia e assenza di chiarezza. «Il tentativo che è in atto è quello di una colonizazzione nazionale. Il governo che sopravvive grazie alla Lega non può fare altro che essere compiacente».

Infine preoccupa ancora di più il tentativo del ministro La Russa di calmare le acque. Una legge che chiarisca una volta per tutte quando usare e come usare l'inno nazionale di Mameli.
Perché serve una legge per regolamentare e difendere qualcosa che dovrebbe essere naturalmente esibito in occasioni istituzionali e ufficiali? Un simbolo così importante per la nazione è necessario imporlo o garantirlo con una legge? Corriamo questi rischi? Non possiamo permetterlo: è davvero in gioco l'Italia.

lunedì 14 giugno 2010

Siamo molto attenti...


SAREMO PRESENTI
IN UN ALTRO MODO, CASO MAI...

La strada cambia, ma l'obiettivo di fare una Tradate migliore rimane! Stiamo leggendo i vostri commenti!

venerdì 4 giugno 2010

Un blog che vuole «sperimentare» nuove strade

FERMARSI UN PO’? CAMBIARE ROTTA?
Sono le domande che da un po’ di tempo ci stiamo scambiando all’interno del gruppetto che si interessa di «Altra Tradate». Gli impegni di ognuno di noi aumentano per il lavoro; qualcuno ha messo su famiglia; non possiamo lasciare tutto il peso a uno piuttosto che ad un altro.

A noi interessa che con il blog aumenti la capacità di comprendere quello che accade e di scegliere - con i lettori - la migliore soluzione per la collettività.

Gli accessi a queste pagine continuano ad essere molto forti, ma a noi interessa INTERAGIRE!

Non ricaviamo alcun profitto commerciale dalla notorietà del blog.
Anzi, il maggior numero di accessi ci ha posto una serie di problemi organizzativi pesanti.

Ultimamente dobbiamo addirittura respingere decine e decine di comunicati stampa, di notizie su eventi, perchè in troppi ci scambiano per una testata on line. Non lo siamo e non lo abbiamo mai voluto essere, anche se tra di noi c’è più di un giornalista, di quelli veramente iscritti all’albo professionale (!!!).

Ma il tempo è tiranno. Gli interessi dei singoli si spostano e mutano.

Che cosa fare?

Piuttosto che andare avanti «stiracchiati» facendo un collage di pezzi vari, preferiamo «ripensare» la nostra strada. Stiamo valutando quale.

Nel frattempo la rete è libera e c'è spazio per tutti. Quindi AVANTI!

L'idea per un blog a Tradate, ve lo garantiamo, può funzionare: questo ha funzionato molto bene.

Abbiamo rotto tanto le balle e siamo felici!

Piuttosto che finire dimenticati, sospendiamo oggi, "all'apice del successo", mentre molte, moltissime delle nostre previsioni sul malgoverno della città si sono già avverate o stanno per avverarsi.
Tra poco (lo vedrete) non ci sarà più nulla di cui parlare: è quasi certo!

Sia chiaro: non abbandoniamo la nave, ma stiamo cambiando rotta.

E se qualcuno «ci rompesse» anche in tale nostro momento di ripensamento, molto velocemente torneremo sulle nostre orme e «meneremo fendenti» con la penna, non con la clava.

A rileggervi!

giovedì 3 giugno 2010

La Festa della Repubblica... per la Lega non esiste!

LA LEGA (OVVIAMENTE STA CASA)
MANDIAMOLA VIA!

Riceviamo e pubblichiamo

Anno primo dell'era leghista a Vedano e la Lega snobba la Festa della Repubblica.
Infatti alla cerimonia commemorativa non era presente il Sindaco e neppure gli assessori. Solo un consigliere comunale della Lega ha presenziato alla cerimonia. Non ci siamo sorpresi più di tanto. Sapevamo che il discorso sarebbe stato tenuto dal Vice Sindaco e ormai, dopo la targa della Lega nell'Ufficio del Sindaco, la distribuzione di materiale informativo del Comune insieme a quello della Lega sappiamo che il senso delle istituzioni per coloro che le rappresentano ma sono di stretta osservanza padana è quello che è. Segnaliamo questi comportamenti perchè non vogliamo che Vedano venga catalogato come paese insubre o padano.
Infatti a rimarcare la grande confusione che ormai regna nella sede Comunale segnaliamo che il sito del Comune non riportava il programma del 2 giugno, gli iscritti alla newsletter comunale non hanno ricevuto nessun messaggio che invitasse alla cerimonia, mentre nei giorni scorsi gli stessi hanno trovato nella loro casella di posta elettronica il programma del Festival dell'Associazione Terra Insubre che non riguarda Vedano, ma di cui il Sindaco nel passato è stato presidente. Insomma un uso "di parte" dei mezzi di comunicazione istituzionale e qualche grave dimenticanza.
Giovanni Barbesino e Antonella De Micheli
Consiglieri Comunali di Progetto Popolare per Vedano

Tradate, Seprio Servizi addio?

CON LA LEGGE FINANZIARIA
LOR SIGNORI... SI SALVANO LA FACCIA!
MA I CONTI SONO CONTI!
E A PAGARE SAREMO NOI

Riceviamo e pubblichiamo
Per favore contattate i vostri parlamentari affinchè il comma 32 dell'art. 14 del DL 78/2010, non venga modificato durante l'esame e le imboscate parlamentari!
E' il certificato di morte della Seprio...
(lettera firmata)

art. 14 - DL 78/2010
32. Fermo quanto previsto dall'art. 3, commi 27, 28 e 29, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, i comuni con popolazione inferiore a 30.000 abitanti non possono costituire societa'. Entro il 31 dicembre 2010 i comuni mettono in liquidazione le societa' gia' costituite alla data di entrata in vigore del presente decreto, ovvero ne cedono le partecipazioni. La disposizione di cui al presente comma non si applica alle societa', con partecipazione paritaria ovvero con partecipazione proporzionale al numero degli abitanti, costituite da piu' comuni la cui popolazione complessiva superi i 30.000 abitanti; i comuni con popolazione compresa tra 30.000 e 50.000 abitanti possono detenere la partecipazione di una sola societa'; entro il 31
dicembre 2010 i predetto comuni mettono in liquidazione le altre societa' gia' costituite

Un brevissimo commento: per mettere in liquidazione una società i conti DEVONO tornare. Si apre comunque una procedura molto importante e complessa, che porterà la Seprio Servizi alla estinzione, se i conti torneranno. Lo speriamo per i cittadini di Tradate e per quelli che hanno amministrato la Seprio in questi anni! Perchè comunque a saldare sarà sempre e comunque il Comune di Tradate, socio al 100% della società stessa. In pratica il Comune è il socio unico, ma i cittadini (cioè NOI) paghiamo. Li controlleremo ancor più da vicino questi «stupendi» pubblici amministratori. Staremo a vedere!

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martedì 1 giugno 2010

La crisi: pensieri ad alta voce. Vogliamo ragionare?

UN NORMALE CORAGGIO

La crisi economica e finanziaria che i governi di tutto il ricco mondo occidentale non hanno saputo o voluto prevedere, somiglia stranamente a quella ecologica che sta distruggendo l'ambiente sulle coste americane del sud.
Si sono create le cause con le sciagurate trivellazioni del fondo marino, condite dall'ingordigia senza cautele dei petrolieri, in questo caso della BP.
Il petrolio come la grande crisi economica, invade e contagia, non lo si può fermare, si fanno tentativi complessi quanto inefficaci, con immense risorse concentrate per sanare i danni e che -usate prima- avrebbero evitato il disastro e creato benessere.
Chi paga pesantemente sono i deboli: dai poveri pesci ai poveri pescatori.

Come nella crisi economica i cittadini più poveri, i redditi più bassi, i consumatori sempre più vittime di altre categorie più potenti all'interno di questo Stato sempre meno attento al sociale.

Tutto ciò non è certo prerogativa italiana. Ma è solo qui che si svolge questo spettacolo, nella patria del teatro lirico, della commedia, del teatro comico e dei burattini. Meglio che altrove da noi vive il teatrino della politica, oggi rappresentato dagli attori che tanto fortemente lo avevano contestato.

Nella vicina Francia si è dato avvio velocemente ai provvedimenti anticongiunturali, in Germania la signora Merckel, ha fatto ancora di più ed ha interdetto -unilateralmente ed efficacemente- le speculazioni finanziarie a riporto. Perfino la Spagna di Zapatero, che di responsabilità ne ha parecchie, ha usato la linea forte, senza contare la Grecia costretta a farlo.

In Italia si sta a discutere se conti di più, nel gioco della politica, Berlusconi o Tremonti, su chi - dopo la grande crisi - sopravvivrà nel potere. Ma ancora non si sa con certezza dove intervenire, come farlo senza indispettire i più, se colpire o no i più ricchi e potenti, se toccare anche gli stipendi dei magistrati che già urlano alla lesa libertà di fare il loro lavoro!
Il teatrino della politica passa però pericolosamente dalla farsa al dramma.

Certo, non ci troviamo in situazioni di "lacrime e sangue", come disse Churchill agli inglesi in ben altra congiuntura, ma un po' di lacrime ci saranno: magari solo per quelli che a piangere sono più abituati.

Eppure, questa potrebbe essere una grande occasione favorevole per il Paese ed anche per il governo, preziosa per dare una svolta alla politica al suo modo di essere; alla burocrazia ed al suo grande potere interdittivo; ai poteri istituzionali ed alla loro capacità non frenabile di spesa, di creazione di società ed enti, di Consigli di Amministrazione, di prebende, consulenze, incarichi vari; al costume italiano di camuffare con l’alibi della cultura, della promozione, del turismo, dell'arte, l'esistenza di enti pletorici, burocratici, quasi sempre improduttivi, finanziati dalla grande cassa di uno Stato indebitato. E si potrebbe continuare assai a lungo.

Per fare questo salto ci vuole un esempio forte e una dimostrazione di unità politica, di governanti impegnati sui problemi più urgenti per tutti e non sulle intercettazioni, utili entrambi, di potenti o di delinquenti.
Alcuni gesti forti sono essenziali ed emblematici per cambiare il clima ed il giudizio popolare: la tassazione delle rendite finanziarie, il divieto, stile Merckel, dei giochi di borsa allo scoperto, la responsabilizzazione effettiva di banche e banchieri.
Per lo Stato la fine di certe esenzioni fiscali clientelari e assai costose, l'abolizione delle province, tutte, quelle destinate a trasformarsi in città metropolitane (le più grandi) e tutte le altre. Avendo il coraggio di superare i veti di Bossi e le resistenze delle “categorie” interessate, e spostando il personale dove più serve, senza sacche “sindacali” di impunità.
Serve un normale coraggio politico per fare cose fondamentali per un ritorno al Paese reale, ad uno Stato fortemente dimagrito, comprese le regioni ed i grandi enti locali.
Sappiamo bene che la democrazia è anche un grande voto di scambio. Ma un governo serio, con davanti tre anni senza elezioni, può permettersi questo coraggio che potrebbe dargli frutti positivi, se fatto con decisione.

Nelle prime manifestazioni di Forza Italia, si era divulgato lo slogan usato dagli USA nel drammatico tentativo di salvare la Somalia “Restore hope”, ritrova la speranza. In Somalia finì come sappiamo. In Italia lo stiamo constatando dopo una “campagna” molto più lunga di quella somala, ma pur essa inutile.

Non è dunque la speranza, ormai persa dagli italiani rimasti senza fiducia e senza alternative, che Berlusconi deve far ritrovare, ma salvare il Paese dalla disperazione che significa appunto “mancanza assoluta di speranza…” perché con la disperazione può avvenire di tutto: anche che si rovesciano i dati dei sondaggi, cosa assai cara al nostro Presidente. Ma non solo quelli!



Il Tricolore? Solo per farsi bello e per fare scena!

IL SINDACO DI TRADATE
RISPETTA IL TRICOLORE O NO?

Leggete questi commenti, che sono i vostri, e tirate voi le conclusioni o partecipate alla discussione.
Domani è la FESTA DELLA REPUBBLICA.
Noi ci crediamo ancora, nonostante i padani!
A Malnate è capitato un fatto grave, l'ennensimo a firma leghista-padana. Basta!

Storico locale ha detto...
La lega ESCE dalla maggioranza e manda Malnate alle elezioni anticipate...
Pensate che ci avevano spiegato che per principio i padani non mandano mai a rivotare le Amministrazioni comunali (quelli Provinciali sì).
Ma se poi succede come a Saronno?
Pazienza la colpa è comunque di Candiani. E poi che faranno i "Compagni"? A Malnate non sono mai stati indifferente e già una volta hanno mandato a casa i Padani. Vedremo...
Storico locale.
30 maggio 2010 15.31

C'ero, ci sono e ci sarò ha detto...
Il Signor Sindaco Candiani ha commissariato la locale sezione della Lega Malnatese, mettendo un suo "fedelissimo". 

Il fatto è grave per due motivi:

1) è avvenuto dopo l'approvazione della mozione a favore del Tricolore anche da parte del gruppo Consiliare della Lega e dimostra come questo Sig. Candiani, che sfoggia la fascia Tricolore e riceve Generali dell'Esercito Italiano sia un anti italiano e un secessionista (i Tradatesi ricordino bene che l'Amministrazione leghista ha fatto sparire la scritta che ricordava il 2 giugno apposta sul muro in prossimità della sede degli Alpini di Abbiate e ha tentato di far sparire la Piazza Unità d'Italia creando il Largo V alpini di mq quattro circa in prossimità della cabina telefonica ora rimossa sempre presso presso la suddetta piazza Unità d'Italia) oltre ad aver praticamente tolto il monumento ai Caduti dal Centro della piazza Mazzini per riporlo in un cortile laterale
2) Ha leso il diritto dei leghisti malnatesi di scegliere un loro governo locale. Alla faccia del diritto delle autonomie locali e del propagandato slogan "padroni a casa nostra". 

La cosa peggiore è il silenzio dei suoi alleati del PDL ed in particolare i consiglieri di AN ex paracadutisti della Folgore compresi.

Mi auguro che i Partiti di opposizione in Consiglio Comunale diano occasione a questo Signore di dimostrare in Consiglio che quanto ho scritto non è vero. Che invece il Signor Candiani è un Sindaco Italiano.

Cuore verde ha detto...
X C'ERO,CI SONO E CI SARO'...
Candiani è un Sindaco Padano della Lega Nord per l'indipendenza della Padania.
Candiani commissaria i consiglieri comunali della Lega(volutamente minuscoli) quando vuole. Basta cadreghinari.
I Consiglieri comunali del PDL, se il sindaco di Malnate non rinomina
la Mingardi Assessore, andranno tutti a casa.
Si rifaranno le elezioni e vincerà LA LEGA.
Cuore verde.
30 maggio 2010 21.11

Per l'Italia! ha detto...
Per Sigg.ri Consiglieri Comunali di Maggioranza e Opposizione
Ci sarà qualche Consigliere tra di Voi che avrà il coraggio di proporre una mozione in Consiglio Comunale atta chiarire il comportamento del Sindaco Candiani in merito al Tricolore?

Com'è che questo personaggio lo mette e lo toglie quando gli pare? Che come Segretario della Lega prende alcune posizioni e come Sindaco altre? 
Cosa ne pensano le Associazioni Combattentistiche e d'Arma di Tradate? 

Vogliamo contiuare a riderci su su questa vicenda?

Ebbene vi ricordo che quando nacquero le Brigate Rosse qualcuno all'inizio ci rise su. Sapete poi cosa è successo.

Il paragone è certamente improprio ma su youtube trovate filmati "padani" non molto dissimili da allora.
01 giugno 2010 00.01

lunedì 31 maggio 2010

Sport e musica in armonia


ASD Judo Bu-Sen Tradate Organizza
Nel Palazzo comunale di Tradate 2° piano (ingresso via De Simone)
Sport e Musica in Armonia
Musica in Armonia con lo Sport nella palestra di Arti Orientali del Judo Bu-Sen Tradate
Venerdì 4 giugno alle ore 21, grande Musica

2 giugno, festa della Repubblica: iniziativa a Tradate-Abbiate

PARTECIPATE!
Evviva la Repubblica e la Costituzione Italiana (clicca qui)

Dal PD di Castiglione Olona...

AMICARELLI SE NE VA
O NON SE NE VA?

Riceviamo e pubblichiamo

Cerchiamo di vederci un pò chiaro. Nell'articolo de La Provincia del 25 maggio, il sindaco Poretti dichiara: «...Non è sospeso, si è dimesso...» riferendosi all'assessore ai Lavori pubblici.
Mi scusi il sig. sindaco, ma nella sua lettera l'Amicarelli dichiara di autosospendersi e non di dimettersi.
Sempre nell'articolo il sindaco dichiara al giornalista
«..La “sospensione” in quanto tale non esiste. Esistono solo la revoca o le dimissioni. E per me, quelle di Amicarelli sono dimissioni a tutti gli effetti dalla carica di assessore.... Lui ha utilizzato il termine auto-sospensione per continuare a collaborare con l'amministrazione comunale...».
Da bravo avvocato quale il sindaco è penso si sia accorto che l'assessore non ha dato le dimissioni.
Ha utilizzato la formula della autosospensione che non esiste, e quindi non significa dimissioni, lasciandosi in questo modo più di una porta aperta per il futuro.
Esiste solo l'atto sindacale di revoca dall'incarico che solo lei può fare, dimissionando così di fatto il signore in questione.
Noto che l'artico nel quale ho letto la sua intervista non riporta alcuna sua dichiarazione di voler revocare la delega assessorile, ma bensì si limita a dire che per lei quelle di Amicarelli sono dimissioni a tutti gli effetti dalla carica di assessore.
In questo modo lei dà corpo al sospetto che tutto questo sia una operazione gattopardesca, un modo per rimettere tutto al suo posto trascorso qualche tempo. Mi permetto di dirle che se questa fosse l'intenzione sarebbe un grave errore. Conosce benissimo il nostro parere in merito. Sa benissimo che per quello che le opposizioni sanno e che anche lei perfettamente conosce, le dimissioni dovevano essere sollecitate non solo dalla carica di assessore ma anche da quella di consigliere.
Ora spero che questa sua intervista sia supportata dall'atto dovuto di revoca dall'incarico che lei dovrebbe aver già fatto.
E uso il termine dovute poichè molti castiglionesi sono ormai correttamente informati della reale causa del mal di pancia in casa della sua maggioranza. Il circolo cittadino del Partito Democratico non lascerà cadere la sua attenzione su queste vicende, non per giustizialismo ma per il principio di giustizia che dev'essere sopra tutti e tutto.

Dario De Munari - portavoce del Circolo di Castiglione

domenica 30 maggio 2010

La Lega Nord difende chi è contro il TRICOLORE!

UN'ALTRA CANDIANATA:
ROTTA LA MAGGIORANZA
BRAVO IL SINDACO DI MALNATE!


La Lega Nord esce dalla maggioranza
Stefano Candiani, segretario provinciale del Carroccio, tiene la linea dura con il sindaco Damiani che ha revocato l'assessore «anti tricolore» Barbara Mingardi. Commissariata la sede malnatese della Lega
«La Lega Nord esce dalla maggioranza fin tanto che non sarà ricomposta la situazione e reintegrato l’assessore Barbara Mingardi». A Malnate per il Pdl e per il sindaco Sandro Damiani si prevedono tempi durissimi. Il Carroccio non ci sta a perdere l’assessore «anti tricolore» ed è pronto ad arrivare fino alle estreme conseguenze: far cadere la giunta. A pagare duro sono anche i leghisti malnatesi che vengono commissariati dal segretario provinciale Stefano Candiani, che ha nominato il big Alessandro Vedani, primo degli esclusi al Senato alle ultime politiche, candidato alle regionali con un buon risultato, già responsabile degli enti locali per la Lega Nord, nonché sindaco di Buguggiate per due mandati consecutivi e tra le sagome dei ciclisti che, alla rotonda di Capolago, riproducono i maggiorenti padani.
Una scelta, dunque, che la dice lunga sulla battaglia che il Carroccio si appresta a combattere a Malnate. La Lega punta i piedi e sa di poterlo fare: alle ultime regionali ha preso il 27,9 % dei voti ed è il partito di maggioranza relativa (alle comunali prese il 15 %), il pdl ha il 24,8 %.
Il comunicato stampa della segreteria provinciale è duro anche nella forma: il sindaco, citato sempre con le iniziali minuscole (sarà un svista?), viene definito «protempore». Candiani, dopo aver dettato le condizioni, spiega anche le ragioni della rottura: «Damiani dopo avere più volte rimarcato la bontà e la stima per l’operato dell’assessore Mingardi ha compiuto un atto di sfiducia del tutto arbitrario nei confronti dell’intero movimento politico Lega Nord, nonostante vi fosse la più ampia collaborazione nell’appianare una vicenda che ha assunto dimensioni decisamente sproporzionate rispetto alla reale entità».
Il Primo Cittadino si trova chiuso in un angolo: se reintegra l'assessore Mingardi il suo mandato viene ridotto a dependance del Carroccio, se non lo reintegra non ha più la maggioranza per governare. A meno che i leghisti in consiglio comunale escano dalla Lega ed entrino nel gruppo misto per appoggiare una nuova maggioranza. Soluzione improbabile perché alle porte c'è l'approvazione del pgt (piano di governo del territorio) e questa soluzione farebbe pensare a scenari poco chiari.
28/05/2010
Michele Mancinomichele
mancino@varesenews.it

venerdì 28 maggio 2010

I serpenti del Seprio

UNA ESCURSIONE SABATO 29 MAGGIO
IL SILENZIOSO MONDO DEI SERPENTI

Riceviamo e pubblichiamo
Sabato 29 maggio, il guppo Naturalmente Seprio, molto attivo nella promozione del territorio rinnova anche quest’anno l’invito a partecipare all’escursione dedicata ai serpenti che possiamo incontrare durante le passeggiate nel parco Rile Tenore Olona. Il ritrovo è fissato per le ore 14,30 presso il municipio di Castelseprio.
L’incontro ha come obiettivo prendere confidenza con questi animali che troppo spesso vengono classificati pericolosi e dannosi a “priori”. Durante il pomeriggio si illustreranno le principali differenze tra le specie più diffuse, le loro abitudini ed il loro ruolo all’interno del nostro ecosistema. Scopriremo le loro diverse strategie di sopravvivenza, come cacciano, come e quando si accoppiano e perché sono così importanti anche per noi. Gli esemplari catturati per l’occasione dopo essere stati osservati in tutta sicurezza verranno liberati al termine della passeggiata.
Per la buona riuscita dell’iniziativa, sarebbe opportuno telefonare per prenotarsi al 3473617353.

La famiglia vero ammortizzatore sociale. Ma il governo la ignora.

Sui giornali abbondano i commenti alla Finanziaria. Voi cosa ne pensate? Siamo curiosi di conoscere l'opinione dei nostri lettori; vi proponiamo questo articolo come spunto di discussione.

Parola d'ordine: "stringere la cinghia". La manovra arriva tra lodi e proteste. C'è chi definisce questo un "cortocircuito politico" per il governo a causa della mancanza di un intervento strutturale in primis contro l'evasione fiscale che, invece, sembrava sarebbe stato uno dei cardini della Finanziaria: semplicemente "evaporata"?

Mentre i magistrati si ribellano "gridando all'attentato alla loro autonomia", i parlamentari puntano i piedi per evitare la riduzione di circa mille euro ai loro compensi che ritengono "spese essenziali per il funzionamento della democrazia". Fai e Wwf si schierano contro la sanatoria edilizia che definiscono "un condono mascherato".

Dopo anni di rassicurazioni ottimistiche, agli italiani è richiesto ora di farsi carico di una situazione difficile e pesante. Proprio ora sarebbe l'occasione per mostrare "massima trasparenza".
Non sono, invece, in questa direzione l'aver, forse, accantonato il controllo della ragioneria dello Stato sui conti di Palazzo Chigi e della Protezione civile; la riduzione del 20 o del 10 per cento sui rimborsi ai partiti, mentre prima si parlava di dimezzarli; la scomparsa di misure sulle stock-options dei banchieri.

I segnali sembrano indicare che a fare i sacrifici e le rinunce saranno sempre i soliti.

Le uscite secondo il premier Berlusconi sono "fuori controllo". Chi sono gli agnelli sacrificali di queste misure da "lacrime e sangue" è molto chiaro: regioni e dipendenti pubblici. Per Roberto Formigoni "la manovra non è sostenibile, il ridimensionamento sarebbe del 30%"; per i cittadini sono a rischio l'11% dei servizi.

La paternità della manovra é di Tremonti, Feltri non ha dubbi. Così come non ha dubbi a sostenere che è necessario "ridimensionare lo stato sociale, altrimenti detto welfare, adesso impotente e di tipo comunistoide".

Ma in questo stato sociale che vogliamo azzerare, limitare, minimizzare non ci si accorge dell'importanza che ha sempre svolto e continua a svolgere, tra mille difficoltà, la famiglia?

Dove sono le tracce di un intervento strutturale?

Ci sono interventi che per alcuni sembrano non essere mai opportuni; interventi che, invece, sono necessari e che proprio in momenti di crisi [come quello che stiamo attraversando] potrebbero essere posti in essere andando oltre gli interessi particolari che sarebbero, in tempi normali, altrimenti intoccabili.
Per il Sole24ore è la famiglia "l'argine della crisi". La famiglia ha assorbito e contrastato il colpo della perdita e del mancato ingresso nel mondo del lavoro dei figli.

Sono stati i figli le vittime privilegiate della crisi. Secondo dati Istat, infatti, solo nel 2009 è diminuita di 332 mila unità l'occupazione tra i giovani di 15-34 anni. La convivenza prolungata in casa si è prolungata ed è divenuta sempre più forzosa. Il 40 per cento degli intervistati, che tempo fa furono definiti i "bamboccioni", invece, dichiara di essere costretto a restare con i genitori a causa di difficoltà economiche.
In Italia milioni di donne e uomini saranno costretti a "rimanere figli per sempre" (!).

Al sud il dramma è ancora più diffuso e profondo. Due milioni di ragazze e ragazzi "non lavorano e non studiano", per Irene Tinagli su La Stampa "sono loro la prima vittima non tanto dell'attuale manovra ma in generale della crisi".

Oggi in Italia le difficoltà economiche per avere dei figli sono enormi. Un taglio alla spesa sociale, una contrazione nello stato sociale, ignorare la famiglia significa rendere questo problema ancora più radicato nel tessuto sociale del paese.

Per guardare davvero il futuro, se vogliamo davvero farlo, possiamo chiedere sacrifici al Paese solo per loro, per i figli.

di Andrea Margutti

questo articolo è stato tratto dal sito di Unione Italiana

giovedì 27 maggio 2010

Santoro: una opinione chiara e distaccata!

LA LIBERTA' DI SANTORO

Il caso Santoro esplode su tutta la stampa e non è la prima volta. Il grande guitto è grande in tutto: nella gestione dei suoi programmi, nell'invettiva moralistica, nella denuncia spesso vera ma parziale di abusi e irregolarità, nell'essere potente a farsi commiserare, ricco e impietosire, anti politico e parlamentare, in sostanza un grande comunicatore, per la verità opposto e assai simile al Berlusconi che detesta. Il comizio solitario e senza obiettori, fatto usando il suo programma Rai, in difesa di una limitata libertà presunta e di una mega liquidazione milionaria certa, dava l'impressione che il padrone fosse lui, attore magnifico, proprietario non solo dello schermo ma anche di un pezzo di Rai.

Santoro, personaggio certamente da non sottovalutare, professionista da tutti considerato esperto e capace, ottimo commerciale di sé stesso, come dimostrano gli sponsors delle sue trasmissioni, ha posto però, forse non del tutto volontariamente ma certo in modo plastico ed incisivo, il tema della libertà del giornalista rispetto al proprio editore. In apparente difesa dell’utente consumatore delle notizie.

Questo il tema vero, che supera per importanza e valore politico tutti gli altri problemi sollevati. A cominciare da quello che più ha impressionato l’ingenuo e poco informato telespettatore, che ignora gli stipendi dei comunicatori professionali, critici degli stipendi di tutti gli altri professionisti di qualunque categoria.

Ciò che ha scandalizzato la gente, soprattutto di sinistra, sulla transazione da 10 milioni di euro (20 miliardi delle vecchie povere lire), non è soltanto la somma in sé. Se questa transazione l'avesse fatta Vittorio Feltri tutti l'avrebbero considerata assai esosa ma normale e conforme al personaggio.

Ma non da Santoro, il fustigatore dei costumi, il vate della protesta dei poveri e dei deboli, il critico di Vespa e degli altri colleghi (suoi) non di sinistra, il divulgatore della battaglia militante, continua e spesso motivata di Travaglio e di Grillo, l'ex parlamentare europeo in verità rimasto silenzioso nel suo mandato, in poche parole il piccolo Robespierre della sempre mancata rivoluzione italiana.

Si tratta dunque del rapporto tra il giornalista e il suo editore, che può essere privato e, solo nel caso della RAI, pubblico.
Molti sono i codici deontologici del giornalista, per settore, per giornale, più generali legati all'Ordine dei giornalisti e appare chiaro come dovrebbe essere, teoricamente, il rapporto fra giornalista e realtà esterne.

Nella “dichiarazione di indipendenza” del Corriere della Sera si legge che l'imparzialità, è “una disposizione mentale prima che l'applicazione di una tecnica” e si sostengono la ricerca della “verità fin dove può essere accertata e tutta la verità di cui si può venire a conoscenza”... “controllando i fatti e le fonti”.

Il “patto di Repubblica”, firmato tra l’editrice e il comitato di redazione (5.12.1990) impegna a respingere “interferenze di carattere politico, economico, ideologico da qualsiasi fonte esse provengano, siano essi enti, istituzioni, associazioni pubbliche o segrete, aziende pubbliche o private, gruppi di pressione”. E così pure il codice di autodisciplina del Sole 24ore ed altri.
In sostanza tutti proclamano l'autonomia e l'indipendenza dei giornalisti da fattori esterni.
Nessuno si pone il problema del rapporto con il proprio editore che quasi sempre è portatore di molti interessi industriali, finanziari, commerciali, politici che appunto lo portano a finanziare l'editoria giornalistica e televisiva che, per i suoi costi e la sua complessità, è sempre o quasi ampiamente passiva. Salvo la vistosa eccezione di Mediaset!
Infatti ogni organo di stampa o di televisione risponde alla linea politica (definita editoriale) della sua proprietà. E nessuno se ne meraviglia, proprio perché lo dà per scontato: Berlusconi ha i suoi giornali e tv, De Benedetti i suoi, Telecom i suoi, la Fiat altrettanto e tutti i potenti giornali di area e di provincia hanno i propri padroni.
Non ci risultano in Italia forti sussulti di autonomia giornalistica rispetto ai propri editori. La cosa non stupisce anche perché si pensa che se uno lavora all'Unità la pensa più o meno su quella linea, garantita dal direttore all'editore del giornale fondato da Gramsci ed ora di Soru, proprietario di Tiscali ed altro. E così per tutti gli altri.
Perché per Santoro la situazione è diversa? Perché lui può permettersi l'anomalia di sparare contro il suo editore che è il governo, per il drammatico tramite dei suoi partiti?
Ciò avviene proprio a causa della esistenza di una tv di Stato, lottizzata dal presidente al fattorino, che non esercita quel ruolo di servizio che predica ed è carente di autorevolezza quanto abbondante di compensi e di elargizioni.

Così nello stesso calderone abbiamo Vespa e Santoro, e tutti gli altri codazzi redazionali, consulenziali, amicali e parentali, politici e così via.
Tanto ciò avviene con i nostri soldi dato che paghiamo un canone obbligatorio e sanzionato giuridicamente.

Ci chiediamo se potrebbe essere così se la Rai fosse privata, rispondesse a logiche di mercato sia nelle entrate che nelle spese. Non a caso Berlusconi raccomandava attrici protette alla Rai senza assumerle a Mediaset.

Se si privatizzasse con criteri europei la RAI e ci fosse un solo canale di servizio pubblico, senza pubblicità, votato alla crescita culturale del paese, alla serena e stringata informazione, con giornalisti corretti e non assunti tramite i partiti e le varie cricche, forse le cose andrebbero meglio.
Ci piace sognare una tv disinteressata alle entrate pubblicitarie e attenta solo al servizio pubblico, che tenti di riportare, per quanto le compete e le sia possibile, il paese lontano dall'attuale effimero gioco degli interessi, dal degrado morale, dall'appiattimento conoscitivo e culturale.
Santoro, Floris, Minzolini, Vespa, potrebbero vivere meglio la loro libertà di giornalisti. Noi quella di cittadini.

«Dolci evasioni» a Busto Arsizio

«DOLCI EVASIONI»
al Teatro Manzoni

Andrà in scena il prossimo 3 giugno il saggio delle allieve del corso di recitazione di 13Viole ospitato dal Cinema Teatro Manzoni.
I buoni propositi del Teatro Manzoni, espressi ad inizio anno con la decisione di essere presente nella vita sociale e culturale del territorio, troveranno la loro realizzazione il prossimo 3 giugno in un imperdibile appuntamento con un interessante mix di teatro e di danza, frutto del lavoro dell’Associazione Culturale 13Viole di Gorla Minore che si è impegnata con il CTM nella nascita di un vero e proprio corso di recitazione che riaprirà le porte il prossimo ottobre.

Giovedì 3 giugno 2010
ore 21,00
DOLCI EVASIONI
REGIA: Fabio Groppo
DRAMMATURGIA: Pamela Boiocchi
COREOGRAFIE: Simona Scarano

mercoledì 26 maggio 2010

Tradate, festa della Repubblica

2a ediz. Torneo Calcistico:
SQUADRA CHE VINCE, NON SI CAMBIA LA COSTITUZIONE



8 squadre formate da 7 giocatori ognuna si sfideranno in nome dei principi fondanti della nostra Costituzione che è alla base della Repubblica Italiana.
Ad ogni incontro i capitani di ogni squadra dovranno leggere a piacere un articolo della Costituzione. 
La volontà di Anpi Tradate è quella di ribadire che la Costituzione è figlia di un periodo storico italiano che va difeso e ricordato alle future generazioni; la conquista di quei diritti là descritti sono il patrimonio da difendere. 
La Costituzione così com'è è il perfetto esempio di regole comuni condivise per la nostra società. Ricordarne gli articoli è per noi impeto di libertà.

Il torneo inizierà alle ore 14 e terminerà alle ore 18,30, gironi all'italiana, a seguito la premiazione e alle ore 20 Anpi offrirà una cena ai partecipanti. 
Alle ore 21, di fronte oratorio, concerto bandistico del paese, insieme a loro Anpi seguirà il concerto e invita ad unirsi tutta la cittadinanza.


Iscrizione al torneo entro il 25 Maggio, costo a persona 2 euro.

Il torneo prevederà la presenza di un arbitro ex csi. Disponibilità spogliatoi e docce.
In caso di acquazzone, abbiamo alternativa...
Portate giocatori e tifosi.

Il tutto in collaborazione con Oratorio Abbiate Guazzone e Uisp Unione italiana sport per tutti.

Tradate, Spazio Donna

PRIMO EVENTO ORGANIZZATO DA "SPAZIO DONNA"
PER GIOVEDI' 27 MAGGIO.
INGRESSO LIBERO

Spazio donna
ha il piacere di invitarTi al suo primo evento:
"PAROLE E RIFLESSIONI SULL'AMORE"
L'incontro con il dott. M.De Franceschi si terrà
giovedi 27 maggio dalle 10 alle 12
presso la sede di Tradate

(retro del Palazzo comunale di Tradate, ingresso di via De Simoni al secondo piano).


Renzo Bossi Ministro dell'Istruzione?

UNA NOTIZIA INCREDIBILE!

Riceviamo e pubblichiamo

Gentile redazione altratradate,

g.p. ti ha inviato un articolo de LaStampa.it insieme a questo messaggio: «Vi segnalo una notizia apparsa in questi giorni. Se fosse vera, si tratterebbe veramente dell'uomo(!) giusto al posto giusto... Cordiali saluti G.P.S.»

La notizia è talmente incredibile, da sembrare un pesce d'Aprile. Tuttavia è stata pubblicata sul sito di OrizzonteScuola, che a sua volta l'ha ripresa da un intervento di Italiaoggi apparso su un forum della Stampa. Questo è il link: www.orizzontescuola.it/node/7618
Con cordialità, - G.P.S. (lettera firmata)

Renzo Bossi ministro dell'Istruzione. Si tratta dell'ipotesi del quotidiano Italia Oggi in un articolo apparso sul forum del giornale "La Stampa" Secondo le ipotesi riportate sull'articolo di giornale in questione il Carroccio starebbe pensando a una scuola sul modello svizzero e prepara un attacco sia al ministro Gelmini (ma questo si era già capito dagli esordi del nuovo Governo) e a Formigoni. La leva sarà Goisis? Possibile, dato il suo disegno di legge che regionalizzerebbe la scuola. L'Italia come i Cantoni Svizzeri? Ogni cantone organizza totalmente l'istruzione indipendentemente dagli altri, bandisce concorsi e decide la retribuzione e la lingua locale viene insegnata alla pari delle altre lingue ufficiali svizzere (clicca qui)